“Non si vive invano ai piedi di un vulcano” Jorge Pilar vesuvionline | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

vesuvionline
Notizie, aggiornamenti e liberi pensieri di vita sociale, politica e ambientale dal Parco nazionale del Vesuvio

 

Fine dell'  ecocidio

Facciamo sì che la distruzione ambientale

diventi un crimine.

Unisciti al movimento e fai sentire la tua voce!

Un'iniziativa dei cittadini europei ha potere giuridico,i politici non possono più ignorarci!
1 Milione di firme per il nostro futuro

"la legalità è la premessa assoluta della democrazia" 

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono.Poi vinci!"
Mahatma Gandhi

In uno stato democratico i cittadini hanno diritto
ad esprimere le proprie opinioni dove vogliono.
Anche su internet. 

 

 Utente: Alessandro74
Nome: FrancoM

Sono uno in mezzo ai tanti.

Uno che pensa e quindi esiste.

 Sono quello che sono, imperfetto e migliorabile.

Sono uno che sa di non sapere.
 

Adesso una Italia nuova
...YES, WE CAN...
Si può fare

 

Consulta il METEO dei Comuni vesuviani

Meteo Campania

 a cura di ilmeteo

  Versione in altra lingua

 Con un semplice click puoi accedere alla versione del sitonella lingua da te desiderata.Il servizio, avvalendosi di stumenti automatici online, è soggetto a imprecisioni di traduzione;non abbiamo quindi alcuna responsabilità sulle traduzioni.

  • english - powered by Google Translate
     
     

 

 

 

 

 foto

 

NOI CI IMPEGNIAMO

Ci impegniamo noi

e non gli altri

unicamente noi

e non gli altri,

né chi sta in alto

né chi sta in basso,

né chi crede

né chi non crede.

Ci impegniamo senza pretendere

che altri s'impegnino,

con noi o per suo conto,

come noi o in altro modo.

Ci impegniamo senza giudicare

chi non s'impegna,

senza accusare chi non s'impegna,

senza condannare chi non s'impegna,

senza disimpegnarci

perché altri non s'impegna.

Ci impegniamo perché

non potremmo non impegnarci.

 
 

Chi lotta sa di poter perdere

chi non lotta ha già perso

 

 

Solo in Campania, posto che nelle altre regioni vige il divieto assoluto, (con il decreto n. 90) sarà possibile smaltire in discarica un rifiuto normativamente considerato pericoloso in qualsiasi paese europeo.
75 Magistrati
della Procura Generale di Napoli (documento inviato al Consiglio Superiore della Magistratura nel giugno 2008)


Questo è un Urban Blog!
Boscotrecase e Area Vesuviana


 

 Firma contro i corrotti

aiutaci
 
"Signor Abate, detesto quello che scrivete, ma darei la vita per permettervi di continuare a scrivere"  
François-Marie Arouet (per gli amici e gli svizzeri Voltaire 1754) 

Dovete ritrovare il coraggio di indignarvi di fronte alla negazione dei diritti che vi competono
mons. Depalma Vescovo di Nola


"Il male non sta solo nell'atto di compiere il male, sta nel non prendere posizione contro il male"
Oriana Fallaci.

 "Chiunque, da solo, si accinge oggi a spostare le montagne dell'indifferenza, se non dell'odio e della violenza, ha un compito immane. Ma ciò che è impossibile a milioni di uomini isolati e divisi, pare diventi possibile a gente che ha fatto della fraternità universale il movente essenziale della vita.”
Chiara Lubich - Parlamento europeo, 1998

"Se vuoi la Pace custodisci il Creato

e difendi i diritti e i beni comuni di ogni uomo".

 

 « Ogni giorno di più mi convinco che lo sperpero della nostra esistenza risiede nell'amore che non abbiamo donato. L'amore che doniamo è la sola ricchezza che conserveremo per l'eternità »
Gustavo Rol

Cercate l'amico sempre nelle ore di vita, lui può colmare ogni vostro bisogno,
ma non il vostro nulla.

K. Gilbran 

lo sdegno per la realtà delle cose è il coraggio di cambiarle
Sant'Agostino

"Lasciatemi dire che è anche un po' colpa nostra se c'è qualche politico, più di un politico, che non fa il proprio dovere o, peggio ancora, fa qualcos'altro"
Francesco Fortugno

" La mafia non è affatto invincibile.
E' un fatto umano, e come tutti i fatti
umani ha avuto un inizio e avrà anche
una fine.
Piuttosto bisogna rendersi conto
che è un fenomeno
terribilmente serio,
molto grave,
e che si può vincere
non pretendendo l'eroismo
da inerti cittadini, ma impegnando
in questa battaglia tutte le forze
migliori delle istituzioni.."

Giovanni Falcone

"E' naturale avere paura,

l'importante è che sia accompagnata dal coraggio"

paolo borsellino 

Il fatto è che loro sono forti della nostra paura.

Nel momento in cui noi non abbiamo più paura ,

loro sono poca cosa.

Silvana Fucito

Il saggio sa di essere stupido,
è lo stupido invece che crede di essere saggio 
William Shakespeare


Si è sempre meridionali di qualcun'altro

 

Se i genitori hanno fallito che siano i figli ad educare i padri;

se la vecchia scuola ha mancato che siano gli alunni a formare i
docenti distratti o cinici o indifferenti;

se la politica ha mostrato il suo volto
peggiore che siano i cittadini a ricordare ai politici che sono loro ad essere al servizio della gente e non viceversa!

                                                            

                                  prof. Felicio Izzo


"La democrazia è il governo del popolo, dal popolo, per il popolo"
Abramo Lincol


La vecchiaia è come un conto in banca.
Prelevi da ciò che hai accumulato.
Date di più. Aspettatevi di meno. 


Aiuta gli altri ad aiutare se stessi.
Rita Levi-Montalcini

 

Gli uomini sbagliano e comunque, quando lo fanno, subiscono sempre le conseguenze dei loro errori. L’arte invece è sempre al di sopra di tutte le bassezze umane, infatti risorge prepotentemente da tutte le ceneri.
musicaepolitica

Quando imparermo ad osservare senza emettere giudizi, sarà un gran giorno per la nostra intelligenza.
Sale nel mondo

 "Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità"
Joseph Pulitzer (1911)


"Val sempre la pena di fare una domanda, ma non sempre di darle una risposta"
(Oscar Wilde)

"Non c'è nulla di male a essere ultimi, se lo si è con dignità"
(Zdenek Zeman)



"Non serve trovare un posto in una società ma costruire una società nella quale valga la pena di trovare un posto" 


 A combatter con il fango...
che si vinca o che si perda,
sempre ci si infanga.
 
 

«… Noi sappiamo che la Terra non appartiene …»

all’uomo, è l’uomo che appartiene alla Terra.

Questo sappiamo.

Tutte le cose sono collegate

come il sangue che unisce una famiglia.

Tutto è connesso.

Quello che accade alla Terra,

accade ai figli della Terra.

L'uomo non ha tessuto la trama della vita,

in essa non è che un filo.

Qualsiasi cosa che egli faccia alla trama…

la fa a sé stesso

Risposta del Capo Indiano Seattle

al Presidente Americano nel 1854

 

Le tue convinzioni diventano i tuoi pensieri.
I tuoi pensieri diventano le tue parole.
Le tue parole diventano le tue azioni.
Le tue azioni diventano le tue abitudini.
Le tue abitudini diventano i tuoi valori.
I tuoi valori diventano il tuo destino.
Mahatma GANDHI

Ama tutti
Ama ogni giorno
Ama per primo
Chiara Lubich


La libertà è innanzitutto un dovere,
prima che un diritto
Oriana Fallaci

"Nessuna violenza sui bambini è giustificabile, tutte le violenze sui bambini possono essere evitate. Il grado di civiltà di un Paese si misura in base all'attenzione che dedica ai suoi bambini".
Walter Veltroni


"il miglio rifiuto è quello che non è prodotto"
W. Sacks

Una stampa cinica e mercenaria
 prima o poi
creerà un pubblico ignobile.
Joseph Pulitzer

Non avere amici che non siano simili a te stesso; se sbagli, non aver paura di correggerti.Non mi dispiace di non essere conosciuto dagli uomini, mi dispiace di non conoscerli.
Confucio

La legalità non si predica, si pratica 

Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile.
Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. 
Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo.
 
Aldo Moro alla moglie Eleonora

La Pace prima che traguardo, è cammino, cammino in salita.
don Tonino Bello

Uno stato che attua la pena di morte
è uno stato che non insegna
che uccidere è sbagliato!
nelson mandela

"...Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo chiude la borsa
e c'è il sospetto che sia triviale l'affanno e l'ansimo dopo una corsa,
l'ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa che chiami vita."
il futuro appartiene a chi crede nella bellezza dei propri sogni
el Che

l`uomo saggio è colui che sa di non sapere..
filosofia Zen

"Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinunzino all'azione"  Edmund Burke

"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"

"Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere,qualunque sia il sacrificio da sopportare,costi quel che costi,perche' in cio' sta l'essenza della dignita' umana"
Giovanni Falcone 

per cambiare il mondo basta anche una sola persona,
basta che non sia una persona sola
Mario Adinolfi

Molto ho imparato dai miei maestri, altro dai miei colleghi
e moltissimo dai miei allievi.
 [dal “Talmud”]
   

"Un idiota in un posto importante e' come un uomo in cima a una montagna: tutto gli sembra piccolo e lui sembra piccolo a tutti"
(Match)

"La somma dell'intelligenza sulla Terra e' costante; la popolazione e' in aumento"
(Cole)

”Noi abbiamo combattuto per quelli che c’erano,
per quelli che non c’erano e anche per chi era contro…”
Arrigo Boldrini (medaglia d’oro per la Resistenza) 

Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia
commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo
Ernesto Che Guevara

"Se un uomo non è disponibile a correre qualche rischio per le proprie idee,
o le sue idee non valgono nulla
o è lui che non vale nulla"
(Ezra Pound)

“I deboli non combattono,
quelli più forti lottano per un’ora,
quelli ancora più forti lottano per molti anni,
ma quelli fortissimi lottano per tutta la vita.
Costoro sono indispensabili”

B. Brecht



“Solo quando l'ultimo fiume sarà prosciugato
quando l'ultimo albero sarà abbattuto
quando l'ultimo animale sarà ucciso
solo allora capirete che il denaro non si mangia."
Profezia Creek

Quando la metà del mondo guarda in tv

l´altra metà che muore di fame,
la civiltà è giunta alla fine.

James Wolfensohn
già presidente della Banca Mondiale
 


 Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza,

anche quando ilmare è cattivo e il

cielo si è stancato di essere azzurro.

Bob Dylan



Se sei triste e vorresti morire, pensa a chi sa di morire e vorrebbe vivere.    
Jim Morrison

"La pena che i buoni devono scontare per l'indifferenza alla cosa pubblica

è quella di essere governati da uomini malvagi"

Socrate

 

È necessario cercare il giusto equilibrio tra
il rispetto della propria identità e il riconoscimento di quella altrui.
 
 Papa Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla)

 

"Dio, tu che hai posto un limite all'intelligenza dell'uomo, perchè non hai posto un limite alche alla sua idiozia?"
 

(John Fitzgerald Kennedy)
 

 "L'utopia è come l'orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l'utopia? Serve proprio a questo: a camminare".

Eduardo Galeano

 

 

„Non possiamo più ignorare e sottrarci al dibattito politico, dimenticare l’urgenza di una

riappropriazione delle sfide democratiche, «facendo come se» l’impegno civile e

responsabile fosse una faccenda riservata agli eletti“

 

 "Non dimenticare che nei periodi più bui, un piccolo numero di donne, di uomini, di giovani e perfino di bambini sparsi sulla terra, sono stati capaci di cambiare il mondo”  Frére Roger Schutz

Se in tutta questa guerra disonesta dobbiamo perdere anche il gusto del bello, allora il barbaro ha già vinto   Trevanian - "Shibumi. Il ritorno delle gru. L'etica dell'assassino perfetto"

"Alla fine, proteggeremo solo ciò che amiamo, ameremo solo ciò che capiamo, e capiremo solo ciò che ci viene insegnato"    Baba Dioum, ambientalista senegalese

Può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla Martin Luter King

DIARI
23 settembre 2016
off topics
 
Innocent blood!




BASTA  !!!


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Aleppo olocausto Syria children

permalink | inviato da FrancoM il 23/9/2016 alle 14:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
DIARI
23 settembre 2016
A Giancarlo Siani...trentuno anni dopo...#giancarlovive
23 settembre 1985 trentuno anni fa veniva massacrato dalla camorra Giancarlo Siani, giovane cronista de Il Mattino di Napoli. A lui mi lega un pezzo importante della storia  della mia vita.Per lui affiora dal profondo del cuore il ricordo indelebile...di quegli anni..per non dimenticare...
 

2015. Quest'anno ho vissuto in modo speciale l'anniversario dell'assassinio del mio amico...
sono salito sulla sua Mehari, dal colore un po glitterato, ma davvero la sua, trentun'anni dopo quella passeggiata a Vico Equense a casa della fidanzata...emozione grandissima...a #fortapasc



A Giancarlo, da trent'anni anni simbolo di quella Campania che lotta, nell'indifferenza di molti, per la legalità e per la giustizia.

Rimbocchiamoci le maniche e non dimentichiamo!

Giancarlo Siani era un giovane giornalista pubblicista napoletano. Fu ucciso a Napoli, la sera del 23 settembre 1985, sotto casa, nel quartiere residenziale del Vomero: aveva compiuto 26 anni il 19 settembre, pochi giorni prima.

Leggi la storia

 

Il mio personale ricordo.

GIANCARLO_SIANI.jpg
“ Franco ha chiamato un certo Giancarlo Siani” mi diceva qualche volta papà quando rincasavo di pomeriggio dall’Università.Allora non c’erano i cellulari. Spesso mi sentivo con Giancarlo per approfondire alcuni temi degli articoli che proponevamo per la redazione de ”il Mattino” , pagina provinciale della redazione di Castellammare di Stabia.
Io giovane pubblicista approdai a il mattino come collaboratore per Boscotrecase qualche anno prima di Siani, e quando lui arrivò era come un ciclone in cerca di notizie, rastrellando il Comune, la Pretura, i CC, la Polizia di Stato di Torre Annunziata da dove si era meritata la corrispondenza dell’area più ambita da noi giovani collaboratori del più venduto quotidiano del mezzogiorno.E per non scavalcare il limite sottile delle competenze tra “colleghi” mi cercava per darmi notizie su qualche argomento che potesse interessarmi per la mia area.
Ricordo per tutti i numerosi articoli sullo scandalo dell’Ospedale civile di Boscotrecase (i lavori erano fermi da decenni e della nuova costruzione era rimasto in piedi solo lo scheletro) o degli scandali del post terremoto.
E spesso ci si ritrovava a cena insieme col gruppo che si era creato in redazione io, lui, il magistrato Antonio Cirillo da Boscoreale, Vera Viola da Trecase, Marilicia Salvia da Pompei, il redattore capo Mino Joakim a discutere i complimenti e qualche volta le rimostranze per qualche “buco”, che ci trasmetteva il direttore che a quell’epoca era Pasquale Nonno.
Mi avvicinò lui all’area culturale in favore della legalità che all’epoca aveva il suo riferimento più tenace nell’Osservatorio sulla camorra di Amato Lamberti di cui Siani era uno dei più tenaci collaboratori.
Giancarlo veniva ogni mattina da Napoli e passava al setaccio i punti di informazione di Torre Annunziata. A volte lo accompagnavo dal capitano dei CC Sensales, dal pretore Gargiulo, dai vari Sindaci e sindacalisti della città. Poi in redazione a Castellammare per scrivere gli articoli sul materiale raccolto.
Qualche volta di sera a corrispondere per le varie manifestazioni dell’area.Poi stanco ma soddisfatto del suo lavoro montava sulla suaMehari aperta , senza difese oserei dire e trasparente così com’era il suo modo di porsi. E su quella Mehari una sera di Settembre di vent'otto anni fa veniva assassinato sotto casa.
Il primo assassinio e forse l’unico di un giornalista da parte della camorra.
“ Franco, ma Siani è quello che ti telefona spesso??” mi sussurrò papà quella sera.
“Si, perché??” risposi.
E mio padre “ La tv ha detto che lo hanno ammazzato”.
Da allora il suo ricordo struggente me lo porto dentro come un qualcosa di incompiuto e che trova serenità solo quando, purtroppo sempre più raramente, riesco a soffermarmi sulla sua tomba al cimitero del Pianto accanto ai suoi cari. Aveva solo due anni meno di me e ed era già entrato della storia della barbarie e della mattanza senza fine di questa martoriata terra napoletana. E senza un perché.Ma a me piace pensarlo ancora col suo sorriso disarmante ed il suo sguardo da sognatore e ricordarlo nell’unico modo che da cristiano mi riesce, con la preghiera!

FrancoM

 

DIARI
17 settembre 2016
Isole ZW??
 

La rivoluzione delle isole minori

di Andrea Masullo

Le piccole isole rappresentano geograficamente ciò che in una prospettiva di economia circolare dovrebbero essere gli ambiti territoriali ottimali di pianificazione sostenibile: territori omogenei nei quali modulare lo sviluppo valorizzando al massimo le risorse locali. La piccola isola rappresenta una tessera disgiunta di quello che sulla terraferma dovrebbe costituire il mosaico di pianificazione (Regional Mosaic Approach). Ciò che in un “mosaico regionale” rappresenta la singola tessera da definire come “unità di paesaggio”, “unità ecologica”, “unità storico-culturale”, attraverso studi interdisciplinari, con la difficoltà di definizione dei flussi di scambio di, risorse, beni, persone, o delle influenze storiche, politiche e culturali, con le aree (tessere del mosaico) circostanti, nel caso delle piccole isole viene automaticamente definito dal mare. Nel nostro caso gli scambi avvengono via mare con la terraferma e sono quindi riconducibili a dati commerciali, spostamenti da/verso di persone per studio, lavoro o turismo. Questo comporta in tutte le attività e in tutti i settori un costo aggiuntivo che è il costo del trasporto, che rende massima la convenienza della progettazione di una economia circolare.
Gli esempi più evidenti di convenienza dell’applicazione dei principi di economia circolare sono rappresentati dalla gestione dei rifiuti e dell’energia.
I rifiuti
Le soluzioni standard (business as usual) hanno segnato pienamente la loro impraticabilità nel medio-lungo termine e la loro insostenibilità ambientale. Lo smaltimento in inceneritori e discariche hanno messo presto a rischio, non solo la saluta dell’uomo e dell’ambiente, ma anche il bene economico primario di queste isole: la qualità ambientale (la bellezza in senso lato) e la sua valorizzazione turistica.
L’accumulo enorme, soprattutto nella stagione turistica, di materiali di scarto provenienti dal “packaging” delle merci importate dalla terraferma, ha comportato nella maggior parte dei casi un flusso inverso verso i centri di smaltimento e riciclo, con il costo aggiuntivo del trasporto. Ma a tale svantaggio strutturalmente isolano, corrisponde una altrettanto vantaggiosa opportunità: la possibilità di controllare i flussi di merci in ingresso. Da ciò discende l’opportunità di far pesare gli oneri aggiuntivi di trasporto sul packaging rendendo convenienti le più spinte pratiche “zero-waste”, quali:
• i distributori alla spina di liquidi alimentari e bevande,
• distributori pubblici di acqua potabile
• i dispenser per saponi e detersivi
• la vendita “sfusa” di zucchero, farine ecc.
• il divieto di commercializzazione di stoviglie in plastica non compostabile
• la separazione (automatica, semi-automatica e manuale) dei materiali riciclabili non compostabili per conferire un valore aggiunto alla spedizione verso la terraferma
• il trattamento sul posto della materia organica pulita per la produzione di bio-metano e compost di alta qualità da utilizzare sull’isola stessa per il miglioramento di suoli spesso soggetti strutturalmente ad erosione.
• ecc.
Energia
Salvo eccezioni, le piccole isole non sono connesse alla rete elettrica nazionale ed autoproducono la loro energia. Ciò comporta il ricorso a gruppi elettro-generatori ed impianti termici alimentati da combustibili importati con i relativi oneri di trasporto, oltre ad impatti ambientali aggravati dai limiti di superficie e dagli elevati picchi di consumo nella stagione turistica. L’alto livello di soleggiamento, una anemometria quasi sempre interessante per piccoli generatori eolici, l’opportunità in alcuni casi di sfruttare il calore geotermico, con una continuità garantita dal biometano autoprodotto dalla digestione anaerobica dei rifiuti organici, potrebbe rendere autosufficienti energeticamente le piccole isole. Ulteriore vantaggio è la coincidenza del picco di consumi energetici con la stagione estiva, quindi con maggior potenziale sia per il solare termico che fotovoltaico, stagione in cui il forte aumento delle presenze crea un altrettanto elevato aumento della produzione di rifiuto organico destinabile alla produzione di bio-metano.
Trasporti
Per quanto riguarda i trasporti interni alle isole, è evidente la grande convenienza dell’applicazione di modelli di mobilità sostenibile. La congestione provocata di autoveicoli trasportati via mare dai turisti ha sempre costituito un grave problema nella stagione estiva. L’offerta di un efficace sistema di trasporto locale comporterebbe, oltre al miglioramento della qualità ambientale e del confort, un notevole risparmio per i visitatori che potranno evitare di traghettare i loro mezzi di trasporto privati. Bici e mini-veicoli elettrici o alimentati da bio-gas, potrebbero essere messi a disposizione dei turisti attraverso le consuete modalità di bike/car-sharing.
Carbon free zone
Applicando i criteri descritti, le piccole isole diventerebbero esempi virtuosi di “carbon free zone” costituendo un prezioso esempio di pratica da implementare, con i necessari adeguamenti, anche sulla terraferma in una prospettiva di conversione ad una “economia circolare”.




permalink | inviato da FrancoM il 17/9/2016 alle 12:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
DIARI
16 settembre 2016
"Scuole Sicure"...si comincia da Boscotrecase





14 settembre 2016
#rifashion La Campania che non si arrende....
 



permalink | inviato da FrancoM il 14/9/2016 alle 16:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
DIARI
12 settembre 2016
Il Parco del Vesuvio ridotto ad un immenso immonnezzaio
 Ancora "monnezza" nel distrutto dagli incendi





permalink | inviato da FrancoM il 12/9/2016 alle 23:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
DIARI
11 settembre 2016
Per non dimenticare tutti quei lutti...

 




permalink | inviato da FrancoM il 11/9/2016 alle 8:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
DIARI
9 settembre 2016
Zero Waste/Rifiuti Zero risponde alle accuse della Società Italiana di Igiene,medicina preventiva e sanità pubblica (SItI)

Comunicato stampa 9 settembre 2016

Zero Waste/Rifiuti Zero Italy (coordin. della Campania) esprime totale disaccordo su quanto dichiarato dalla Società Italiana di Igiene,medicina preventiva e sanità pubblica (SItI) a sostegno dell’incenerimento dei rifiuti con recupero energetico, anche attraverso impianti di nuova generazione, posizione poi ripresa acriticamente dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Dichiarazioni che giudichiamo improvvide, prive di qualunque pubblicazione validata a supporto e che appaiono quanto meno approssimate e incuranti dell’evidente progresso scientifico, tecnologico, amministrativo e legislativo a supporto di un ciclo dei materiali post consumo rispettoso dell’ambiente, economicamente incentivante e orientato alla sostenibilità (come ampiamente descritto nel documento a supporto che si allega).

Gli inceneritori, anche quelli definiti di nuova generazione, non eliminano i rifiuti, ma li trasformano in emissioni, ricche di un variegato cocktail di inquinanti con residui (scorie pesanti e leggere) al circa il 25% in peso dei rifiuti in ingresso. Le discariche di servizio sono necessarie anche per gli inceneritori, e questi ultimi creano residui che non ci sarebbero senza la combustione dei rifiuti. Le ceneri leggere sono estremamente tossiche in quanto residuano dai filtri e dai processi di abbattimento dei fumi, devono essere conferite in discariche speciali o alla “tombazione” in siti minierari.

Dal punto di vista energetico, le migliori tecnologie disponibili consentono di raggiungere un rendimento pari al 25% dell’energia associata ai rifiuti combusti. Il bilancio energetico è tutt’altro che ottimale, se confrontato con il riciclo (da noi inteso come recupero di materia) da due a sei volte superiore a quella “recuperata” con l’incenerimento.

Sul piano dell’impatto sulla salute umana non esiste alcuno studio su pubblicazioni internazionali che dimostra l’assenza di rilevanti rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti. Di contro un solo studio, pubblicato su rivista internazionale, ha dimostrato con adeguato livello di accuratezza, utilizzando i dati dello studio “Moniter” della Regione Emilia Romagna, come le emissioni degli inceneritori sono in relazione con un aumentato rischio di nascite pretermine e aborti spontanei (Candela et al, Environ Int, 2015. 78:51).

Inoltre, dallo studio Moniter, sono emersi incrementi di: mortalità per tumori di fegato e vescica negli uomini, incidenza di tumori del pancreas negli uomini, mortalità per cancro del colon nelle donne e per i linfomi non-Hodgkin in entrambi i sessi nella coorte di Modena. E ancora tale studio ha documentato anche associazioni statisticamente significative con aumento di rischio di malattie ischemiche cardiache e di mortalità per malattie cardiocircolatorie nelle femmine, aumento di rischio di mortalità per malattie respiratorie acute nelle femmine, andamento crescente del rischio di malformazioni nel loro complesso con l’aumentare dell’esposizione. Risultati tutti coerenti con altre pubblicazioni scientifiche nazionali ed internazionali. E’ davvero sconvolgente constatare lo stravolgimento che viene operato dei risultati di questo studio. Quanto al fatto che gli inceneritori “non provocano rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti” si segnala che sono numerosi gli studi scientifici che dimostrano esattamente il contrario e descrivono effetti sia a breve (esiti riproduttivi, malformazioni, esiti cardiovascolari, respiratori) che a lungo termine ( soprattutto tumori). Attenzione che rimarchiamo verso l’inceneritore di Acerra (NA) in iter di autorizzazione per incrementare la quantità di rifiuti da bruciare, per nulla memori di uno studio del 2015 sull'inceneritore commissionato da A2A a CNR che computa in 3 mg/anno l'emissione stimata di diossina mentre i fattori di emissione per le diossine stabiliti per t. dalla UE attribuiscono agli inceneritori di rifiuti non più di 1 mcg/anno di diossina emessa per t. di rifiuto urbano trattata. Essa corrisponde a 0,014 nanogrammo normal metro cubo emesso (report 2016 di ISPRA).

Occorre poi rilevare la clamorosa assenza, dal quadro prescrittivo, delle note relative al nanoparticolato, di difficile intercettazione dai sistemi di controllo delle emissioni ed ancora più di difficile monitoraggio. Senza considerare che in alcune aree dove insistono tali impianti, la pressione ambientale e già di per se notevolmente compromessa tale da consigliare azioni di bonifica immediata. Per tutti basta menzionare la cosidetta #terradeifuochi, tra Napoli e Caserta, dove al dramma dell’infossamento di rifiuti speciali, pericolosi e tossici, si sommano gli effetti della combustione, sotto forma di nanoparticolato, dei derivati dell’inceneritore tra i piu “moderni” e grandi d’Europa.

"NESSUN RISCHIO E' ACCETTABILE SE E' EVITABILE".

E con Rifiuti Zero i pericoli derivanti dall'incenerimento ancorchè diminuiti ma ancora ben presenti, non sono accettabili perchè con le buone pratiche verso R.Z. si possono evitare, tra l'altro, dando origine a possibilità di impresa e di lavoro secondo i dettami della #circulareconomy che poggia i suoi fondamenti sul recupero di materia e non di energia. E tale vision ci consente di analizzare senza pregiudizi di sorta l’impatto dell’uso degli inceneritori di RSU non solo in chiave di prevenzione del rischio sanitario ma anche, e soprattutto, tema purtroppo sempre poco dibattuto, in chiave economica e di sostenibilità. Bruciare materiali post consumo è antieconomico, distrugge risorse e impoverisce il pianeta. L’idea della linearità del processo di smaltimento di ciò che consumiamo è una visone novecentesca, fuori epoca e antieconomica. Di contro, la circolarità del processo di gestione dei materiali post consumo recupera preziosi materiali da reimmettere sul mercato (materie prime secondarie) ancora utilissime per l’industria manifatturiera con cui l’occidente fa crescere il proprio PIL.

Ecco perché, guardando all’economia di scala, bruciare i materiali di scarto per produrre una scarsa e sporca quota di energia è una bestialità che in termini di spreco delle risorse (come ci rammenta il dibattito europeo sul Pacchetto “Economia Circolare” e le conseguenti proposte tematizzate) e in termini di impatto negativo sul climate change, nel rispetto delle generazioni future, non ci possiamo più permettere.

L’aperta critica alla strategia Rifiuti Zero è un’altra estemporanea deduzione di SItI non motivata e non condivisa da eminenti personalità del settore rifiuti e in ambito di Commissione Europea che si richiama all’ “efficientamento progressivo” dell’uso delle risorse e poggia sull’elemento fondante della riprogettazione: entrambi concetti alla base del Pacchetto “Economia Circolare” attualmente in discussione nelle Istituzioni EU (non certo in un ristretto circolo di ambientalisti di assalto).

Certo è che, come il nome “Zero Waste/Rifiuti Zero” dovrebbe suggerire, non si tratta di una strategia limitata alla gestione dei rifiuti una volta prodotti, ma abbraccia una visione più ampia sull’intero sistema produttivo delle merci coinvolgendo i produttori mediante la “responsabilità estesa” dove l’industria si fa carico della riprogettazione (re-design) onde evitare di produrre rifiuto non riciclabile che resta sul groppone delle comunità (cittadini), costretti a pagarne il costo dello smaltimento.

Per quanto riguarda la raccolta differenziata, invece, le affermazioni fuori luogo di SItI lasciano davvero esterrefatti: non si tratta di una predica di qualche santone antiinceneritorista, ma di un obbligo di legge; raccolte differenziate col metodo PaP ben oltre il 60%, 70% e anche 80%, prossime agli obiettivi di Rifiuti Zero, vengono attuate in ampi territori italiani con successo e con costi più contenuti del “sistema integrato” ad esempio applicando la Tariffa puntuale (TIA) e ponendosi obiettivi ambiziosi in tema di riduzione della componente residuale come dimostrano realtà italiane tra le più virtuose d’Europa (Consorzio Contarina - prov.Treviso - 550mila ab.).

Ovviamente in attesa di controrepliche crediamo che gli igienisti della SItI non abbiano ben chiare le direttive EU in tema di gestione di rifiuti che, ripetiamo fino alla noia, pongono il recupero di materia prioritario rispetto al recupero di energia e che indicano nella #circulaeconomy la strada maestra per la tutela non solo delle risorse, ma dell’ambiente e della salute. L’impressione è che le dichiarazioni riportate, (a meno di clamorose ritrattazioni) siano quanto meno affrettate e cariche di pressapochismo per una società che si definisce “scientifica”. A conclusione, come nel nostro stile di un contraddittorio serio, invitiamo l’intero c.d. SItI ad una visita al nostro Centro Ricerche R. Z. di Capannori (LU), meta da anni di visite di delegazioni di ricercatori ed esperti del settore da diverse parti del mondo, dove potranno constatare, de visu e de factu, quanto sosteniamo in tema di corretta gestione dei RSU e confrontarsi con l’expertise a supporto dell’innovazione tecnologica e in tema di buone pratiche amministrative.

 

Zero Waste/Rifiuti Zero Campania

Franco Matrone



Scarica il documento completo:

http://vesuvionline.ilcannocchiale.it/post/2850153.html
DIARI
8 settembre 2016
Zero Waste)Rifiuti Zero risponde alle accuse della Società Italiana di Igiene,medicina preventiva e sanità pubblica (SItI)_ documento integrale
 

Documento vs SItI del 9 settembre 2016

Zero Waste/Rifiuti Zero Italy (coordin. della Campania) esprime totale disaccordo su quanto dichiarato, ad Agosto u.s. all’agenzia AdnKronos dalla Società Italiana di Igiene,medicina preventiva e sanità pubblica (SItI) a sostegno dell’incenerimento dei rifiuti con recupero energetico, anche attraverso impianti di nuova generazione, posizione poi ripresa acriticamente dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Il comunicato che diffondeva tale posizione era scarno, poco argomentato, ed ai limiti della possibilità di analisi. Ci si chiede innanzitutto se ci sono studi più corposi a supporto, di cui il comunicato ne riassume i contenuti e, in attesa di vedere documenti ufficiali e meglio argomentati, riprendiamo quanto espresso dal Comitato scientifico di Medicina Democratica sulle millantate “7 verità scientifiche” propugnate da SItI, assolutamente prive, allo stato, di qualunque pubblicazione validata a supporto; includiamo altresì diverse nostre controdeduzioni alle affermazioni di SItI che appaiono quanto meno approssimate e incuranti dell’evidente progresso scientifico, tecnologico, amministrativo e legislativo a supporto.

A seguire le “7 verità” e le relative controdeduzioni a smentire:

1) Le discariche “inquinano l’ambiente più degli inceneritori” e questi ultimi “non provocano rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti”

Gli inceneritori, anche quelli definiti di terza generazione, (ma quante “nuove generazioni” sono state annunciate come “ormai sicure”, salvo poi vedere l’affermazione superata dalla ennesima nuova successiva generazione “finalmente sicura”?) non eliminano i rifiuti, ma li trasformano in emissioni, ricche di un variegato cocktail di inquinanti, i residui (scorie pesanti e leggere) sono pari a circa il 25% in peso dei rifiuti in ingresso. Le discariche di servizio sono necessarie anche per gli inceneritori, e questi ultimi creano residui che non ci sarebbero senza la combustione dei rifiuti. Le ceneri leggere sono estremamente tossiche in quanto residuano dai filtri e dai processi di abbattimento dei fumi, devono essere conferite in discariche speciali o alla “tombazione” in siti minierari, determinando anche un problema strategico di dipendenza strutturale da tali siti, in genere pochi e spesso collocati all’estero.

È pertanto fuorviante parlare di discariche in modo generico: una discarica che accoglie le scorie e le ceneri degli inceneritori sarà notevolmente impattante (ma senza un inceneritore alle spalle non ci sarebbe); una discarica ricca di rifiuto organico produrrà biogas inquinante ed aereosol con impatto microbiologico; ma tali discariche, nello scenario europeo,non possono più esserci, per l’azione concomitante di due fattori:

1. L’azione di “dragaggio” progressivo di organico, la cui raccolta differenziata è resa sostanzialmente obbligatoria dagli obiettivi europei (oltre che nazionali) di RD.

2. Ma soprattutto, l’obbligo di pretrattamento, introdotto dalla Direttiva 99/31 sulle discariche, e tutte le prescrizioni ancellari su progettazione, realizzazione, gestione dei sistemi di cattura e gestione di biogas e percolato.

Una discarica a valle di una raccolta differenziata di qualità avanzata, come quelle in corso di diffusione anche sul nostro territorio, e che nei prossimi anni dovranno diventare ubiquitarie per le previsioni di legge, seguita da pretrattamenti di stabilizzazione del rifiuto residuo, smaltisce materiali pressoché inerti e in quantità ridotte, è privata della frazione organica e ha un bassa produzione di percolato e biogas.

Per quanto riguarda i rischi sanitari connessi con l’incenerimento si rimanda al punto 3).

2) La gestione del complesso ciclo dei rifiuti solidi urbani prevede azioni integrate con raccolta differenziata, contenimento nella produzione dei rifiuti e attività educative. Ma non si può prescindere dalla disponibilità di termovalorizzatori di ultima generazione che possono portare a un bilancio energetico complessivo positivo, con produzione di energia e sistemi di teleriscaldamento come accade virtuosamente da anni in città come Brescia, Lecco e Bolzano.

Dal punto di vista energetico, le migliori tecnologie disponibili consentono di raggiungere un rendimento pari al 25% dell’energia associata ai rifiuti combusti. Migliori risultati si possono ottenere solo attraverso un uso efficiente del teleriscaldamento, ovvero sfruttando il calore di scarto, opzione che si realizza molto raramente (di fatto solo nei casi -e neanche tutti- citati da SItI , peraltro con una certa sciatteria informativa perché a Lecco non esiste rete di teleriscaldamento).

La discussione sulla realizzazione è attualmente in corso, e bloccata dalla necessità di ingenti risorse finanziarie, (50 mil. di euro solo per collegare poche centinaia di utenze nel Comune di Valmadrera che ospita l’impianto), motivo che ha fatto sviluppare una profonda riflessione tra i Comuni soci sulla opportunità, invece, di chiudere l’impianto nei prossimi anni e sostituirlo con impianti di trattamento a freddo. Per l’uso del calore di scarto, è necessaria la compresenza di domanda e di offerta. Inoltre, le reti di distribuzione sono molto costose e impattanti, perché richiedono tagli nella rete stradale e predisposizioni in tutte le abitazioni. Il rendimento complessivo e l’aspetto economico sono dunque generalmente sfavorevoli, ad una analisi economica approfondita, rispetto ad altre forme di generazione di calore o all’efficientamento energetico degli edifici.

Il bilancio energetico è tutt’altro che ottimale, se confrontato con il riciclo (da noi inteso come recupero di materia).

Secondo i dati della EPA (Agenzia ambientale del governo USA), https://www3.epa.gov/climatechange/wycd/waste/downloads/execsum.pdf - a parità di composizione - l’energia risparmiata con il riciclo è da due a sei volte superiore a quella “recuperata” con l’incenerimento.

Il corposo studio “The potenttial contribution of waste management to a low C economy” prodotto da Zero Waste Europe e presentato alla COP21 a Parigi lo scorso Dicembre, dimostra in modo scientificamente inoppugnabile la preferibilità di tutte le pratiche di recupero di materia rispetto al recupero energetico, appena si abbia l’ attenzione (e correttezza scientifica) di includere nelle valutazioni la “embedded Energy”, ossia l’energia incorporata in beni e materiali nelle fasi di estrazione, trasporto e trasformazione delle materie prime.

https://www.zerowasteeurope.eu/downloads/the-potential-contribution-of-waste-management-to-a-low-carbon-economy/

Ma c’è un altro aspetto, fondamentale, che sfugge all’analisi affrettata di SItI: gli inceneritori sono impianti rigidi, che richiedono una quantità di rifiuti costante e continua per molto tempo (20-30 anni). Costruendo un inceneritore, si ipoteca il futuro obbligandosi:

1. a continuare a bruciare rifiuti, sostituendo nel tempo, in ragione della transazione energetica vero “energy mix” connotati da ricorso crescente a fonti rinnovabili, sempre meno carbone, petrolio e gas naturale (fonti fossili) e sempre più fonti rinnovabili eolico e solare, con una tendenza dunque a marginalizzare il “potere sostitutivo” della energia da incenerimento rispetto alle fonti fossili;

2. a rendere disponibili elevate quantità di rifiuti, un’opzione che contrasta le politiche di uso razionale delle risorse e i trend degli ultimi anni che hanno visto una drastica riduzione della quota di materiali non riciclabili immessa a consumo con le merci. Questa rigidità favorisce operazioni quali l’assimilazione dei rifiuti speciali (prodotti da utenze commerciali e produttive) ai rifiuti urbani. In Emilia-Romagna, ad esempio, l’assimilazione di rifiuti non pericolosi è molto diffusa, la normativa prevede invece che i rifiuti speciali siano gestiti a mercato libero e sono per la massima parte facilmente riciclabili.

3. Le politiche della comunità europea, al contrario, sono orientate all’economia circolare, perché i vantaggi sopra citati si traducono anche in vantaggi economici.

Secondo gli studi della UE (v.rapporto Mc Kinsey), un uso più efficiente delle risorse lungo l’intera catena produttiva potrebbe ridurre il fabbisogno di fattori produttivi materiali del 17% - 24% entro il 2030, con risparmi per l’industria europea dell’ordine di circa un migliaio di miliardi di euro l’anno. Bruciare i materiali contenuti nei rifiuti significa dover estrarre nuove materie prime per produrre nuove merci (magari “usa e getta”) con un impatto ambientale che non è limitato al singolo impianto di incenerimento ma che percorre tutta la filiera produttiva, dall’estrazione, alla trasformazione, alla commercializzazione delle merci e si riattiva ad ogni accensione.

3) Lo studio epidemiologico Moniter condotto dalla Regione Emilia Romagna con l’apporto di scienziati internazionali, è una delle più sofisticate ricerche al mondo sul rischio connesso alle emissioni di inceneritori. Questo lavoro evidenzia chiaramente la assenza di rilevanti rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti.

Questa affermazione appare davvero la più sciatta e paradossale, poiché lo studio dimostra chiaramente il contrario; la cosa è già stata autorevolmente messa in risalto e criticata da ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente) e Medicina Democratica, oltre che dalla ACP (Associazione Culturale Pediatri) che ne ha ripreso i comunicati.

Ricordiamo che lo studio Moniter venne condotto dopo gli allarmanti risultati emersi dall’indagine sugli inceneritori di Forlì (Valutazione dello stato di salute della popolazione residente nell’area di Coriano (Forli`) studio condotto nell’ambito del progetto “Environmental health surveillance system in urban areas near incinerators and industrial premises / ENHANCE HEALTH” http://www.arpae.it/cms3/documenti/_cerca_doc/rifiuti/inceneritori/enh_relazione_finale.pdf risultati che indussero la Federazione dell’Ordine Dei Medici dell’Emilia Romagna (FOMER) a chiedere una moratoria su questi impianti. Da diverse Associazioni e Comitati scientifici furono formulate diverse osservazioni sul metodo adottato e sulla interpretazione dei risultati. Le principali osservazioni riguardavano la scelta del marker dell’esposizione e l’area analizzata: Moniter ha considerato esclusivamente PM10 (e non particolato ultra fine nè matrici vegetali o animali) ed è stato condotto sulla popolazione residente entro solo 4 km dagli impianti dell’Emilia-Romagna. Allo stato il Comitato Scientifico del Moniter non ha ancora provveduto a smentire tali controdeduzioni.

Per chi non lo conoscesse, lo studio “Moniter” (che ha coinvolto circa 200mila cittadini ed è costato oltre 3 milioni di euro) è un’indagine sugli effetti ambientali e sanitari degli otto inceneritori dell’Emilia Romagna. I risultati sono stati divulgati (in forma di rapporti, circa 2146 pagine) a novembre 2011 ma NULLA è stato pubblicato

su riviste internazionali con IF e revisori, ad eccezione di un solo studio che ha dimostrato con adeguato livello di accuratezza, utilizzando i dati del “Moniter”, come le emissioni degli inceneritori sono in relazione con un aumentato rischio di nascite pretermine e aborti spontanei (Candela et al, Environ Int, 2015. 78:51).

Inoltre, dallo studio Moniter, sono emersi incrementi di: mortalità per tumori di fegato e vescica negli uomini, incidenza di tumori del pancreas negli uomini, mortalità per cancro del colon nelle donne e per i linfomi non-Hodgkin in entrambi i sessi nella coorte di Modena. E ancora tale studio ha documentato anche associazioni statisticamente significative con aumento di rischio di malattie ischemiche cardiache e di mortalità per malattie cardiocircolatorie nelle femmine, aumento di rischio di mortalità per malattie respiratorie acute nelle femmine, andamento crescente del rischio di malformazioni nel loro complesso con l’aumentare dell’esposizione. Risultati tutti coerenti con altre pubblicazioni scientifiche nazionali ed internazionali. E’ davvero sconvolgente constatare lo stravolgimento che viene operato dei risultati di questo studio. Quanto al fatto che gli inceneritori “non provocano rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti” si segnala che sono numerosi gli studi scientifici che dimostrano esattamente il contrario e descrivono effetti sia a breve (esiti riproduttivi, malformazioni, esiti cardiovascolari, respiratori) che a lungo termine ( soprattutto tumori). Purtroppo limitando lo studio ad un’area più ristretta (4 km.) rispetto all’effettiva estensione delle ricadute degli inquinanti (almeno 10 km.), si è tagliata una fetta di esposti e si considerano come non esposti soggetti che in realtà lo sono, anche se a livelli inferiori, con un effetto complessivo di sottostima degli effetti.

E’ vero che per la gran parte (ma non per la totalità) si tratta di studi che riguardano impianti di “vecchia generazione”, ma dove sono studi epidemiologici che valutano gli effetti a lungo termine degli inceneritori di “nuova” generazione?

In realtà lo studio Moniter ha suggerito numerose altre preoccupanti evidenze (ad es. emissione prevalente di nanoparticolato, possibile incremento di rischio per altre patologie neoplastiche e non neoplastiche, elevata contaminazione delle aree limitrofe da metalli pesanti determinata mediante tecniche di bio monitoraggio). Tuttavia, nessuno di questi studi (compresa la presunta innocuità degli inceneritori) è mai stato pubblicato, almeno sino ad ora (sono passati 5 anni) su riviste internazionali. L’unico dato sul quale nessuno ha espresso dubbi è, appunto, proprio quello sugli aborti spontanei, chissà perché ignorato dalla SItI.

Non si comprende inoltre come, per esprimere il suo “parere”, la SItI abbia preso in considerazione e citato il solo studio “Moniter”, ignorando le numerose altre

evidenze scientifiche nazionali e internazionali che documentano incrementi del rischio ambientale e sanitario legato all’incenerimento industriale dei rifiuti, anche quando questo avviene in impianti di ultima generazione.

Il nuovo inceneritore di Case Passerini – previsto nella piana fiorentina – potrà emettere ogni ora 170.000 Nm3 di fumi e annualmente (in assenza di incidenti/ malfunzionamenti ed altro) potrà immettere in atmosfera 6,7 tonnellate di Particolato Totale Sospeso (PTS), 94,2 t di NO2, 67,3 t di CO, nonché 134,6 kg di Hg, idem di Cadmio e Tallio, 13,5 kg di IPA, nonché un “fardello” in pcg. di diossine che anche se in minima parte emessi, andrebbero a saturare la "soglia" di 2 pcg. per peso corporeo che viene ritenuta, se superata, a forte rischio di patologie per decine di migliaia di persone, tenendo conto che gli attuali controlli previsti in n. 3/anno risultano insufficienti e andrebbero previsti con il monitoraggio in continuo AMESA.

Oltretutto non si parla mai delle ceneri sia di fondo che al camino, che presentano enormi valori di diossina che normalmente non vengono mai computati negli inventari per i pop's ( inquinanti organici persistenti) e che ammontano invece a circa 40 gr/anno in Italia e cioè oltre il 10% del totale delle diossine emesse.

Alla luce di questi dati certi e certificati, la SItI può in coscienza affermare, oggi, che un cocktail di inquinanti di simile entità sia ininfluente per la salute di una popolazione che vive in un area già fortemente critica?

Il fatto, poi, che trattandosi di impianti di nuova generazione i rischi per la salute saranno minori è tutto da dimostrare: intanto la taglia di questi impianti è notevolmente più elevata (e quindi maggiore la quota di fumi emessa) e una volta costruiti questi impianti non solo devono bruciare per molto tempo, ma anche per quantità ben superiori a quelle inizialmente indicate (la “saturazione del carico termico” che inizialmente viene nascosta dalla autorizzazione). L’inceneritore di Brescia ora brucia più di 800.000 t/anno. Quello di Acerra (NA) ha chiesto l’autorizzazione per incrementare la quantità di rifiuti da bruciare, per nulla memori di uno studio del 2015 sull'inceneritore commissionato da A2A a CNR che computa in 3 mg/anno l'emissione stimata di diossina mentre i fattori di emissione per le diossine stabiliti per t. dalla UE attribuiscono agli inceneritori di rifiuti non più di 1 mcg/anno di diossina emessa per t. di rifiuto urbano trattata. Essa corrisponde a 0,014 nanogrammo normal metro cubo emesso (report 2016 di ISPRA). Inoltre, anche se i “moderni” inceneritori applicano le migliori tecnologie disponibili, dette BAT (Best Available Tecnology), rimangono tuttora aperti numerosi aspetti critici, legati alle caratteristiche dei sistemi di abbattimento, alla composizione dei rifiuti ammessi all’inceneritore, al controllo delle fasi critiche di accensione e spegnimento durante le quali i processi di combustione – e di conseguenza le emissioni – sono difficilmente controllabili. Sono numerosi gli esempi di impianti con gravi criticità e sotto inchiesta della Magistratura, ad esempio, per sforamenti di diossina.

Le rassicurazioni fornite appaiono quindi davvero inappropriate, se non altro per il semplice fatto che mancano studi epidemiologici, come già riportava un documento del 2009 dell’Associazione Italiana di Epidemiologia: “A causa del poco tempo trascorso dall’ introduzione delle nuove tecnologie d’incenerimento e a causa delle difficoltà di condurre studi di dimensioni sufficientemente grandi da rilevare eventuali effetti delle nuove concentrazioni dei tossici emessi, non sono ad oggi disponibili evidenze chiare di rischio legato agli impianti di nuova costruzione”.

Occorre poi rilevare la clamorosa assenza, dal quadro prescrittivo, delle note relative al nanoparticolato, di difficile intercettazione dai sistemi di controllo delle emissioni ed ancora più difficile monitoraggio, motivo per il quale le istituzioni UE hanno aperto filoni tematici di ricerca per stabilire, se, come ed in che misura la cosa dovrà diventare elemento (probabilmente fondante) delle regolamentazioni di settore in futuro, regolamentazioni che ad oggi sono clamorosamente evasive in merito.

Senza considerare che in alcune aree dove insistono tali impianti, la pressione ambientale e già di per se notevolmente compromessa tale da consigliare azioni di bonifica immediata. Per tutti basta menzionare la cosidetta #terradeifuochi, tra Napoli e Caserta, dove al dramma dell’infossamento di rifiuti speciali, pericolosi e tossici, si sommano gli effetti della combustione, sotto forma di nanoparticolato, dei derivati dell’inceneritore tra i piu “moderni” e grandi d’Europa.

"NESSUN RISCHIO E' ACCETTABILE SE E' EVITABILE".

E con Rifiuti Zero i pericoli derivanti dall'incenerimento ancorchè diminuiti ma ancora ben presenti non sono accettabili perchè con le buone pratiche verso R.Z. si possono evitare, tra l'altro, dando origine a possibilità di impresa e di lavoro secondo i dettami della #circulareconomy che poggia i suoi fondamenti sul recupero di materia e non di energia.

E mi permetto una nota personale, forse perché a me di riscontro più comune nell’ambito della mia professione di ginecologo-ostetrico territoriale, che la somma dei contaminanti ambientali in aree così drammaticamente oppresse lasciano il segno nelle matrici umane tra le più sensibili, come sancito dal Piano nazionale per la Fertilità del Ministero della Salute e come si evince dai primi risultati del progetto EcofoodFertility nell’are acerrana nell’ambito del progetto Spes della Regione Campania orientato dall’Istituto zoo profilattico di Portici (Na) in compartecipazione con l’ISS dove nel liquido seminale di individui sani giovani e esenti da patologie si riscontrano ( rispetto a soggetti omologhi in aree a basso impatto di inquinamento ambientale) preoccupanti aumenti di concentrazioni di metalli pesanti tali da metterne a rischio il potenziale di fertilità oltre che determinare l’ampio pannello di cambiamenti epigenetici tali da marcare il futuro prodotto del concepimento, come recenti studi specifici sembrano dimostrare.

In ciò a conferma di precedenti studi condotti dall’equipe della Federico II di Napoli in particolare dal prof. Maurizio Guida, che aveva dimostrato che cellule seminali messe in coltura in brodo amniotico di feti malformati, subivano anomalie strutturali o l’aumento di stress ossidativo che induce invecchiamento riproduttivo in donne fertili che vivevano in aree inquinate (SIN) rispetto a omologhe residenti in territori salubri.

4) Secondo la SItI il trasporto a lunga distanza dei rifiuti (o anche all’estero, come accaduto a Napoli) ha costi maggiori e un impatto ambientale negativo legato alle emissioni dei mezzi di trasporto, fatto quasi mai considerato;

Le analisi di ciclo di vita dei sistemi industriali (LCA) considerano anche il trasporto e la sua incidenza negativa in termini economici e ambientali. D’altra parte, all’uso diffuso di inceneritori, è associato il trasporto di grandi quantità di materiali tossici (ceneri e polverino) in discariche, spesso poste a centinaia o migliaia di chilometri dagli impianti di incenerimento. La soluzione più razionale per ridurre il trasporto di rifiuti è la raccolta differenziata di qualità e la realizzazione di una rete diffusa di impianti di recupero e selezione. Ma anche la realizzazione di impianti di trattamento a freddo per il RUR, connotati da una scalabilità sensibilmente più spiccata rispetto agli inceneritori e dunque dalla possibilità di realizzazione a servizio di distretti relativamente limitati (a differenza che per un inceneritore)

Indirizzi, completamente disattesi dalle politiche nazionali che prevedono, al contrario, un sistema impiantistico basato esclusivamente su inceneritori (art. 35, Decreto “Sblocca Italia”), con ciò distorcendo i requisiti della Direttiva 99/31 sulle discariche (che parla di obbligo di pretrattamento, e tra quelli ammissibili inserisce anche quelli “fisici, meccanici, biologici”) e incentivi agli inceneritori con recupero energetico per un valore complessivo di oltre 500 milioni di euro. Cifra superiore ai corrispettivi erogati dal CONAI per la R.D. degli imballaggi, pagato con la bolletta elettrica.

5) E’ fondamentale una strategia di lungo periodo, logicamente su base regionale o interregionale, per evitare emergenze come quella attuale o come quelle multiple viste in Campania.Tali azioni devono essere accompagnate da corrette informazioni ai cittadini a cominciare dalle scuole, educazione della popolazione alla raccolta differenziata, controlli e misure repressive dove necessarie e un impegno delle istituzioni per evitare inutili strumentalizzazioni.

Ovviamente si tratta di indicazioni operative che condividiamo (con eccezione dell’ultimo punto, ove capziosamente si parla di “strumentalizzazioni”, come se queste fossero nel campo di chi si oppone alla RD?) ma le scelte politiche conseguenti che non vengono fatte e anzi mortificano i comportamenti virtuosi dei cittadini. Perché i 500 milioni di euro che ogni anno arrivano agli inceneritori non sono utilizzati per promuovere raccolte differenziate di qualità e impianti di recupero e riciclo? Anche lo stesso Comitato Scientifico che ha supervisionato lo studio Moniter, nelle proprie “Osservazioni” sui risultati, non mancava di raccomandare “l’adozione di politiche di gestione rifiuti che non creino ulteriore domanda di incenerimento, in linea con la gerarchia europea dei rifiuti e con generali considerazioni di sostenibilità”. Perché si continua a fare esattamente il contrario e ora lo si sostiene con risibili e generiche motivazioni?

6) I rifiuti accumulati per strada sono uno spettacolo indecente e un segnale di degrado urbano che non vorremmo mai vedere. Non sono però documentate emergenze sanitarie particolari, come epidemie o rischi infettivi, come qualcuno ha paventato in questi giorni.

Tutti sappiamo che le cause delle “emergenze” sono imputabili in larga parte a mala gestione, ma anche a intervento delle diverse “mafie” (presenti nell’intero ciclo dei rifiuti, dalle discariche, al trasporto, all’incenerimento etc.). Un degrado che è peraltro favorito dal sistema di raccolta a “cassonetto stradale” in luogo del ben più performante sistema PaP “porta a porta” che, se correttamente condotto, riduce drasticamente i conferimenti impropri (inclusi quelli dei rifiuti non urbani ma speciali da attività produttive). Anche la Regione Campania abbonda ormai di prove e controprove, a partire dai primi modelli di raccolta domiciliare implementati in questa Regione a partire dal 2001, e passando per Salerno, prima città italiana sopra i 100.000 abitanti ad avere implementato il porta a porta su tutta la città. E’ importante che la scelta della modalità sia condivisa e partecipata con gli utenti e non solo l’applicazione di decisioni del gestore e dell’ente locale, non necessita solo l’educazione ma anche la partecipazione. Se può aiutare ad allargare l’orizzonte del quadro normativo in cui si possono innestare i rischi paventati, consigliamo di leggere l’attuale proposta di Legge di iniziativa popolare verso RZ in itinere nel Parlamento Italiano, proposta e supportata nel successo della raccolta firme a presentazione proprio da Zero Waste/Rifiuti Zero Italy e lo stesso pacchetto sulla #circulareconomy in discussione al Parlamento UE che spinge, anche se con meno ambizioni del precedente, in tale direzione.

E tale vision ci consente di analizzare senza pregiudizi di sorta l’impatto dell’uso degli inceneritori di RSU non solo in chiave di prevenzione del rischio sanitario ma anche, e soprattutto, tema purtroppo sempre poco dibattuto, in chiave economica e di sostenibilità. Bruciare materiali post consumo è antieconomico, distrugge risorse e impoverisce il pianeta.

L’idea della linearità del processo di smaltimento di ciò che consumiamo è una visone novecentesca, fuori epoca e antieconomica.

Di contro la circolarità del processo di gestione dei materiali post consumo recupera preziosi materiali da reimmettere sul mercato (materie prime secondarie) ancora utilissime per l’industria manifatturiera con cui l’occidente fa crescere il proprio PIL.

Ecco perché, guardando all’economia di scala, bruciare i materiali di scarto per produrre una scarsa e sporca quota di energia è una bestialità che in termini di spreco delle risorse (come ci rammenta il dibattito europeo sul Pacchetto “Economia Circolare” e le conseguenti proposte tematizzate) e in termini di impatto negativo sul climate change, nel rispetto delle generazioni future, non ci possiamo più permettere.

7) La teoria dei rifiuti zero è illusionistica ma è un falso mito, non solo perché di fatto inattuabile ma per la dimostrazione che le raccolte differenziate oltre una certa soglia (attorno al 60%) rischiano di non essere efficaci. In tanti predicano la raccolta differenziata ma in pochi dicono che non si sa cosa fare di buona parte del compost prodotto o che la contaminazione di alcune raccolte differenziate con altri materiali (di fatto uno ‘sport nazionale’ come documentano alcuni dati) raddoppia i costi della raccolta e costringe comunque allo smaltimento indifferenziato.

Anzitutto invitiamo SItI e chi ne rilancia le sette posizioni ad aggiornare i propri numeri: l’obiettivo MINIMO nazionale è del 65%, almeno a quello sarebbe il caso di aggiornare le considerazioni. A livello UE si sta discutendo l’adozione di un obiettivo MINIMO del 70%, sarà l’occasione per una ulteriore revisione al rialzo delle considerazioni di SItI. Sottolineiamo che si tratta di obiettivi MINIMI, ed i sistemi intesi a conseguirli sono in grado di andare oltre, garantendo, come da abbondanti evidenze accumulate in 25 anni di storia del porta a porta in Italia (evidenze che potremo tranquillamente fornire per un opportuno aggiornamento delle informazioni di chi parla di R..D e rifiuti, senza averne cognizione di causa):

· efficacia operativa (quantità e qualità dei materiali recuperati: basta chiedere a CIC o CONAI le evidenze in merito alle prestazioni dei sistemi domiciliari rispetto ai cassonetti che, con terribile, inaccettabile coincidenza, tendono spesso ad abbondare ove i sistemi sono dominati dalla presenza di un inceneritore)

· efficienza economica (invitiamo a leggere le diverse ricerche ufficiali, come quella della Regione Lombardia del 2010 o la sezione di analisi economica del Rapporto Nazionale Rifiuti che da tempo dimostrano la convenienza per i cittadini dei sistemi con alto tasso di RD)

· praticabilità ed accettabilità (come le indagini di custode satisfaction puntualmente confermano, anche nelle condizioni più critiche come le situazioni con alta densità abitativa come la Metropoli di Milano)

Che la strategia Rifiuti Zero sia un falso mito è un’opinione di SItI non motivata e non condivisa da eminenti personalità del settore rifiuti e in ambito di Commissione Europea [COM(2014)398/F1 ENV (DG Environment) 02/07/2014 COMMUNICATION FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT, THE COUNCIL, THE EUROPEAN ECONOMIC AND SOCIAL COMMITTEE AND THE COMMITTEE OF THE REGIONS Towards a circular economy: A zero waste programme for Europe] ; ma possiamo concedere che tale giudizio sia frutto di un difetto di analisi, attirata dal numero (lo “zero”) e non dalla metodologia per arrivarvi progressivamente, in un’ottica di “efficientamento progressivo” dell’uso delle risorse e poggiando sull’elemento fondante della riprogettazione:

entrambi concetti alla base del Pacchetto “Economia Circolare” attualmente in discussione nelle Istituzioni EU (non certo in un ristretto circolo di ambientalisti di assalto).

Certo è che, come il nome “Zero Waste/Rifiuti Zero” dovrebbe suggerire, non si tratta di una strategia limitata alla gestione dei rifiuti una volta prodotti, ma abbraccia una visione più ampia sull’intero sistema produttivo delle merci coinvolgendo i produttori mediante la “responsabilità estesa” dove l’industria si fa carico della riprogettazione (re-design) onde evitare di produrre rifiuto non riciclabile che resta sul groppone delle comunità (cittadini), costretti a pagarne il costo dello smaltimento. La Zero Waste Hierarchy dimostra in ampi strati della popolazione italiana che adottano la soluzione ZW al 2022 che, applicando la riduzione a monte, il riuso,il compostaggio, il riciclo e recupero da una R.D. spinta e controllata, ciò che rimane deve essere rimesso in capo all’industria per riprogettare prodotti, imballaggi o manufatti totalmente riciclabili, cosa che lo stato dell’innovazione tecnologica consente. Realtà complesse come S. Francisco (California - 1 mil di ab.) lo dimostrano perfettamente.

L’elemento della riprogettazione iterativa per il continuo aumento della valorizzazione delle risorse incluse nei materiali post-consumo è fondamentale. E la riprogettazione, che mira alla massimizzazione progressiva dei recuperi e concorrente minimizzazione dei materiali non recuperati, richiede flessibilità. Questo è l’elemento più critico nei sistemi fondati sull’incenerimento, dato che questo viene programmato per bruciare certi tonnellaggi, e poi richiede, a sostegno degli impegnativi piani economico-finanziari e relativi ammortamenti, che tali tonnellaggi vengano comunque generati e garantiti. Per questo sono preferibili impianti connotati da flessibilità intrinseca, come impianti di trattamento a freddo convertibili progressivamente (una casistica già ampia nel panorama nazionale) in impianti di compostaggio e piattaforme di valorizzazione dei materiali da RD.

A riprova di ciò si fa presente che in diverse aree nazionali ed europee si assiste allo sviluppo di sistemi di “Material Recovery Biological Treatment” (la declinazione italiana è “Fabbrica dei materiali”) che selezionano ulteriormente il Rifiuto Residuale (RUR) in termini di recupero di materia da riciclo riducendone notevolmente la quota da smaltire.

A questo link, https://www.zerowasteeurope.eu/tag/mrbt/ un report che dimostra la preferibilità di tali approcci in termini di LCA, giusto per fornire una ulteriore evidenza del fatto che non stiamo parlando solo di slogan di attivisti, ma di tematiche indagate, sviluppate, applicate, codificate e scientificamente validate.

Per quanto riguarda la raccolta differenziata, invece, non si tratta di una predica di qualche santone antiinceneritorista, ma di un obbligo di legge;

raccolte differenziate col metodo PaP ben oltre il 60%, 70% e 80% prossime agli obiettivi di Rifiuti Zero, vengono attuate in ampi territori italiani con successo e con costi più contenuti del “sistema integrato” ad esempio applicando la Tariffa puntuale (TIA) e ponendosi obiettivi ambiziosi in tema di riduzione della componente residuale come dimostrano realtà italiane tra le più virtuose d’Europa (Consorzio Contarina - prov.Treviso - 550mila ab.).

Per quanto riguarda il compost, ci stupiscono le affermazioni di SItI, apodittiche ed in contrasto con le evidenze di 25 anni di attività del settore compostaggio. Certo, il compost (come l’energia) può essere prodotto bene o male, in modo efficiente o meno, ma non si può inferire sulla vitalità di un settore (cresciuto in Italia a 5,5 M t/anno di materiale trattato, e corrispondenti prodotti usati in Italia, secondo Paese in UE dopo la Germania) da alcune difficoltà locali, per imperizia gestionale, o per scarsa qualità dei materiali in ingresso (peraltro, in genere collegati proprio alle raccolte a cassonetti stradali che tanto bene si tengono con strategie imperniate sull’incenerimento)

Se fosse lecito rifiutare tutta la tecnologia generalizzando sulla base del malfunzionamento di qualche impianto, allora tale principio andrebbe adottato impianti di incenerimento che vengono spenti e riaccesi in continuazione perché non funzionano, che hanno tinto di violetto con i loro fumi i nostri cieli, che hanno superato e continuano a superare i limiti di emissione, che sono stati chiusi dalla magistratura per violazione delle norme o che addirittura avevano gli strumenti di monitoraggio “taroccati” ” (esistono casistiche clamorose in merito) e via dicendo. Anche sugli impianti di compostaggio potremmo ripetere quanto già espresso più volte: se gli enormi incentivi sperperati sugli inceneritori fossero stati dati a questi impianti forse oggi avremmo una terza generazione di impianti di compostaggio in grado di produrre ottimo compost.

D’altra parte, lo stesso ISS nel febbraio 2014 così dichiarava: “Per quanto attiene lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, un significativo guadagno in salute per le popolazioni residenti in prossimità di discariche e inceneritori può essere ottenuto attraverso la riduzione del 10% dei rifiuti prodotti, l’innalzamento al 70% della raccolta differenziata e del compostaggio e il divieto di conferimento in discarica del rifiuto indifferenziato tal quale”.

Salta immediatamente all’occhio la incoerenza di fondo di tale affermazione (che condividiamo) con le posizioni di SItI riprese dallo stesso ISS.

Infine, per quanto riguarda la contaminazione della raccolta differenziata citata gli scriventi sembrano non essere a conoscenza che in massima parte non si tratta di contaminazione con materiali di diversa composizione, ma si tratta di materiali di

diversa classificazione merceologica per cui dovremmo espandere la discussione sul “plasmix” (imballaggi di basso valore) e le tecniche di recupero, ma sarebbe di complicata comprensione tecnica.

Ovviamente in attesa di controrepliche crediamo che gli igienisti della SItI non abbiano ben chiare le direttive EU in tema di gestione di rifiuti che, ripetiamo fino alla noia, pongono il recupero di materia prioritario rispetto al recupero di energia e che indicano nella #circulaeconomy la strada maestra per la tutela non solo delle risorse, ma dell’ambiente e della salute. L’impressione è che le dichiarazioni riportate dall’Agenzia, (a meno di clamorose ritrattazioni) siano quanto meno affrettate e cariche di pressapochismo per una società che si definisce “scientifica”.

Comunque, come nel nostro stile di un confronto scientifico serio, invitiamo il Presidente prof. Signorelli e l’intero c.d. SItI ad una visita al nostro Centro Ricerche R. Z. di Capannori (LU), meta da anni di visite di delegazioni di ricercatori ed esperti del settore da diverse parti del mondo, dove potranno constatare, de visu e de factu, quanto sosteniamo in tema di corretta gestione dei RSU e confrontarsi con l’expertise a supporto dell’innovazione tecnologica e in tema di buone pratiche amministrative.

Con l’occasione anticipiamo che saremo presenti, se invitati, al Congresso nazionale SItI che si terra in Campania, (Regione che ha rinunciato a costruire nuovi inceneritori) e proprio a Napoli ( prima metropoli che, pur tra mille difficoltà, sta proseguendo il percorso di adesione al protocollo verso Rifiuti Zero) dove, nelle more del confronto innescato, esprimeremo a tutti i convegnisti le nostre riflessioni sulle tematiche sollevate dalle affermazioni testè pubblicate.

Cordiali saluti.

p. Zero Waste/Rifiuti Zero Campania

Franco Matrone matrone.franco@fastwebnet.it

Cell. +393356676195

ZERO WASTE CAMPANIA


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Zero Waste Rifiuti Zero SItI

permalink | inviato da FrancoM il 8/9/2016 alle 21:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
DIARI
7 settembre 2016
off topics
 

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. di Maio

permalink | inviato da FrancoM il 7/9/2016 alle 19:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
  
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1052079 volte