Ho simpatizzato perché proprio grazie agli strappi, alla diversità e, anche, agli errori di questi due le primarie sono diventate una cosa vera.

Che Bersani vinca questa sfida non ci sono mai stati, a mio parere, dubbi. E’ un uomo che ha la storia e la statura per essere (ed essere avvertito come) il leader del partito. Ma la forza politica che guida è un gigante da tempo malato di burocrazia, di intrecci con funzioni amministrative sul territorio, di opacità e lentezza nella selezione della classe dirigente e nel ricambio generazionale interno. E la cui base elettorale è ampia ma anziana – dunque spesso conservatrice nella visione del futuro.

Problemi che le primarie hanno in parte fatto emergere, rivelando anche il costo in dolore di tale presa d’atto. Sono state infatti settimane dense di sospetti, accuse, insulti. E di alti prezzi pagati – persino leader come Veltroni e D’Alema, cioè due delle più forti figure del partito, hanno accettato di farsi coinvolgere, e, in parte, travolgere.
Il risultato finale è però senza alcun dubbio positivo. Le primarie hanno rianimato il partito, hanno cambiato il clima nel centrosinistra, abbassando le barriere fra politici e persone, aprendo un varco nella cortina di pessimismo e sprezzo che circonda la politica oggi...... (L. Annunziata)